Manuale di assertività PDF

Title Manuale di assertività
Course Psicologia
Institution Università degli Studi di Padova
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Manuale di assertività- Esame della Novara ...


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MANUALE DI ASSERTIVITÀ’ CAPITOLO 1 “Assertività” (sostenere con vigore), in psicologia viene espressa come “efficacia personale”.

PASSIVO

ASSERTIVO

AGGRESSIVO

(il comportamento assertivo rappresenta il giusto equilibrio tra i due) Rappresentata come la qualità di chi è in grado di far valere le proprie opinioni e i propri diritti, rispettando quelli degli altri secondo gli accordi della reciprocità. A livello pratico può essere vista come uno stile di vita che non va a modificare la personalità, ma lavora nel scoprire significati e nel piacere di essere spontanei. L’assertività è la caratteristica di chi realizza se stesso attraverso le proprie doti e le esigenze del contesto sociale in cui ci si trova. La prima cosa da fare per realizzarsi è capire CHI SIAMO (spesso ci si lascia influenzare da comportamenti automatici frutto di condizionamenti; bisogna accendere l’IO per avventurarsi lunga la via della realizzazione di sé). Noi non siamo i nostri pensieri, ma il soggetto che li osserva. Ne prende atto, e poi sceglie quelli che riconosce in linea con i propri obiettivi e valori. Solo cambiando il comportamento si possono cambiare paure e atteggiamenti sbagliati. La chiave, quindi, è la pratica di nuovi modelli di comportamento. la scarsa pratica produce effetti negativi, rendendo più difficile il cambiamento: scarsa stima di sé, scarsa considerazione da parte degli altri. Un comportamento adeguatamente assertivo accresce l’autostima e sfocia in una ulteriore capacità assertiva, producendo effetti benefici. Per fare tutto ciò non basta essere spontanei, ma occorrono specifiche abilità sociali. Ad esempio, prendere come modello di riferimento personaggi televisivi di cui si nutre della stima, prendendoli come modello e focalizzandosi sulle singole abilità. Imitare completamente una persona risulta invece essere sbagliato, perchè porta ad un’alterazione grottesca della propria personalità ( non è il nostro scopo cambiare la personalità). Essere assertivi però non significa diventare moralisti. Spesso chi è passivo cova desideri di grandezza, ma temendo la frustrazione risulta inibito dal suo stesso desiderio di apparire importante. Manipolativo: nasconde la propria passività, raggirando gli altri.

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Ciò che accumuna il passivo e l’aggressivo (2 facce della stessa medaglia) è l’egocentrismo (atteggiamento individualistico che porta a considerare gli altri come estranei alla propria umanità). L’assertivo sa di appartenere all’essere umano e come tale può provare emozioni di ansia e disagio quindi si decide di condannare una persona (la più grande prova per un uomo è l’incontro con un altro uomo perché lo svelerà a se stesso). Cadiamo nell’inganno, quando siamo passivi, che l’altro valga di più, o che l’altro valga di meno quando siamo aggressivi. Un buon rapporto con gli altri lo si ha quando si ha un buon rapporto con se stessi. Comprendere la solitudine vuol dire essere autonomi, essere in isolamento significa mancanza di abilità sociali; sentirsi isolato invece è indice di dipendenza dagli altri e dell’incapacità di relazionarsi (nessuno di noi è un’isola, apparteniamo tutti al continente). Sotto la maschera c’è una persona (vittime di un’odiosa dipendenza dagli altri). Il personaggio dipende dai condizionamenti sociali, la persona non ha necessità di dipendere dagli altri, valutando le sue azioni, non in funzione del giudizio, ma dei propri valori.

CAPITOLO 2 L’assertività è un’insieme di fattori che agiscono sul comportamento degli individui dall’interno, producendo emozioni positive. Va considerata come una forza. ANDREW SALTER - Un comportamento ricco di qualità espressive, mobilità mimica, scioltezza dei gesti, chiarezza della voce ecc.. propone 6 regole per diventare assertivi:

-

Esprimi a parole i tuoi sentimenti Mostra le emozioni a livello non verbale Se non sei d'accordo con qualcuno, discuti Usa il pronome “Io” il più possibile Esprimi apprezzamento quando sei elogiato Improvvisa

JOSEPH WOLPE - (ampliamento degli studi di Salter), introdusse il principio “dell’inibizione reciproca” (stati emotivi come il rilassamento, la collera, l’eccitazione sessuale e l’affermazione di sé hanno un potere inibitorio nei confronti dell’ansia). Le risposte assertive possono esser usate per inibire le ansie neurotiche. Il ruolo del terapeuta è quello di incoraggiare l’espressione esterna dei sentimenti e delle tendenze all’azione, prima inibite dall’ansia. ARNOLD P. GOLDSTEIN - Sottolinea l’importanza di acquisire abilità sociali per migliorare l’apprendimento. Non conta solo l’intelligenza, ma anche la capacità di osservare l’interlocutore, esprimere il proprio pensiero, di persistere nelle proprie richieste, accettare le critiche ecc.. La capacità di cercare soluzioni a problemi personali, stimola l’intelligenza. 2

APPROCCIO SKILLSTREAMING (attraverso l’apprendimento interattivo). MODELING (apprendimento mediante imitazione di modelli di comportamento) ROLE PLAYING (prove di comportamento con scambio di ruolo) TRANSFER (generalizzazione alle situazioni quotidiane, compiti a casa). ROBERT PAUL LIBERMAN - Nell’ambito clinico l’assertività è vista come un trattamento che si pone come terapia non solo per timidezza, depressione e ansia, e disturbi da stress, ma anche per schizofrenia, paranoia e mania. Liberian sottolinea l’importanza delle attività di gruppo nelle quali vengono ricreate le difficoltà della vita reale, dove i partecipanti si allenano nel riconoscere le emozioni provate e ad esprimerle in modo accettabile e costruttivo. Per diversi motivi, si può supporre che esista una correlazione tra le difficoltà relazionali e quelle personali di comportamento. Non si può affermare che che le prime causino le seconde, ma si può certamente dire che in presenza delle prime si sviluppano anche le seconde. Secondo SALSLOW, il training assertivo è una terapia comportamentale centrata sia sulla qualità alterata del comportamento, sia sull’effetto che tale comportamento produce sull’ambiente sociale (incrementa efficacia personale e competenza sociale). Il training si focalizza su programmi di esercizi volti a migliorare la capacità espressiva personale attraverso il ruolo comunicativo dei tre canali di risposta: emozionale, comportamentale e verbale. L’espressione di sé è importante per sentirsi a proprio agio. L’espressione delle emozioni permette di risolvere e tenere sotto controllo l’ansia, determina un sentimento di auto-realizzazione, permette di conoscere le esigenze personali per raggiungere l’adattamento sociale, con il feedback sociali si concorre a determinare un modello operativo positivo. Per migliorare le competenze sociali, si realizza una task analysis. Vengono inoltre individuati 5 distinti “razionali”: 1- Autonomia emotiva 2- Libertà espressiva 3- Rispetto di sé 4- Abilità implicate nei processi relazionali 5- Immagine di sé La personalità assertiva correla negativamente con stress e burnout , mentre la personalità aggressiva e passiva, correlano positivamente. Stress: risultato aspecifico di tutte le richieste di adattamento immediato dell’organismo all’ambiente. Principali fattori di stress in ambito lavorativo: - fattori ambientali - fattori sociali - fattori connessi al tipo di lavoro - fattori dipendenti dall’amministrazione Burnout: sindrome caratterizzata sul piano fisico da disturbi psicosomatici (cefalee, ipertensione ecc…) e sul piano comportamentale della perdita di motivazione per il proprio lavoro, dal cinismo verso se stessi e verso gli altri e dalla depressione dell’umore. 3

Si ritiene abbia origine dall’accumularsi di reazioni di stress e di frustrazione, un periodo eccessivamente prolungato di di stress ad alti livelli, in un ambiente con tensioni sociali.

CAPITOLO 3 L’assertività è vista non come un semplice concetto, ma un insieme di concetti, un “costrutto ipotetico”. Il termine, da un punto di vista pratico, indica la presenza di intelligenza nell’operare l’assertività. L’assertività è una forma di etica, il cui criterio per definire ciò che è giusto deriva dall’analisi dei rapporti interpersonali. Fa riferimento ai valori, come punti fissi, inizialmente trasmessi dalla famiglia, la scuola e dalla società in cui si cresce. L’incontro con persone fa riflettere sui valori, modificandoli e arricchendoli, rendendoli più consapevoli. E’ utile il ricorso ai valori, non il valore in sé, ma all’assunzione di responsabilità a cui essi rimandano. Il riferimento ai valori può essere definito come spiritualità, un concetto che appartiene all’ambito dell’etica. Valore: “ciò che vale”, indipendentemente dal tempo e dallo spazio di collocamento. Ci danno la direzione e guidano il nostro cammino. ACT (Russ Harris), una terapia comportamentale, si tratta di agire. Un’azione guidata dai valori. Componente esistenziale: per che cosa vogliamo vivere la nostra vita?. Azione consapevole. L’accettazione riguarda ciò che accade e muta costantemente. Ex. Per sganciarmi dai condizionamenti legati alla sensazione di fame e al gusto di mangiare certi cibi, devo ribadire quali sono i miei obiettivi, per agire in linea con i miei valori (commitment-impegno), accettando di provare fame o frustrazione (acceptance). Affinché tutto funzioni, me lo devo anche ricordare. Obiettivo dell’ACT è sviluppare la flessibilità psicologica, la tolleranza, il cui contrario, l’intolleranza dell’ambiguità è all’origine di loti disturbi di personalità. Succede di sentirsi a disagio quando in certe situazioni non si hanno le abilità sociali richieste dai rapporti interpersonali. L’ansia indotta dalle persone viene definita “ansia sociale”. Altre persone, invece, hanno abilità sociali adeguate alle richieste ambientali, ma di fronte a particolari situazioni, provano ugualmente disagio. Ex. ad un colloquio privato non ci sono problemi, ma di fronte ad un pubblico ci si trova senza parole. L’assertività è un modo di essere che nasce dall’armonia tra abilità sociali, emozioni e razionalità. Essendo l’assertività un atteggiamento, uno stile di vita che non richiede di cambiare personalità, ma di scoprire attraverso un cambiamento di abitudini, il significato e il piacere di essere spontanei, naturali e insieme socialmente competenti. Il nucleo centrale del concetto di assertività è l’idea di libertà (capacità di affrancarsi dai condizionamenti ambientali negativi e capacità di esprimersi in forme più evolute ed efficaci). Contento assertività: diritti della persona e pregiudizi che ne limitano il riconoscimento. 4

L’aspetto formale dell’assertività: dato dalle competenze sociali. Van Hesselt: le competenze sociali sono abilità sociali specifiche e situazioni. Doti di sensibilità che consentono di realizzarsi nei rapporti sociali senza causare danno morale fisico agli altri. ACP (Acceptance and Commitment theory): accettare ciò che è fuori dal controllo personale (acceptance) e impegnarsi nell’intraprendere azioni che arricchiscono la propria vita (commitment). Accettare non significa subire passivamente. L’ACP propone un modello della persona umana: desideri più profondi, i valori fondamentali che ci guidano, aperti alle esperienze e coinvolti in qualsiasi cosa stiamo facendo. L’ACP si basa su una teoria scientifica del linguaggio (Relational Frame Theory). Il linguaggio quando viene applicato al comportamento umano può portare a una serie di convinzioni irrazionali dove le esperienze passate producono inevitabilmente previsioni catastrofiche per il futuro. Questo processo viene definito “defusione”, che vede l’IO a non vedersi coincidere con i propri pensieri, a non vedere se stesso come una serie di contenuti, ma come ciò che li contiene, come loro contesto. La distinzione tra i contenuti d’esperienza e il contesto è fondamentale per una comprensione completa e funzionale dei processi di adattamento. Non possiamo modificare i contenuti della nostra esperienza, ma il contesto, ovvero il nostro modo di vederli si. Anche i pensieri che la mente produce fanno parte dei contenuti della mia esperienza. Il ruolo centrale spetta all’IO, quella parte dell’uomo che può sganciarsi dai suoi pensieri e dal suo linguaggio che li produce, per riacquistare la libertà di decidere in quali azioni impegnarsi. (Vedi schema pentagono pg. 73). Teoria sovrapponibile a quella dell’assertività.

CAPITOLO 4 La mappa dell’assertività è composta da cinque livelli i quali corrispondono cinque obiettivi. 1. Riconoscere emozioni e sentimenti (autonomia emotiva) - autonomico involontario 2. Manifestare emozioni e sentimenti (libertà espressiva) - Motorio involontario 3. Riconoscere i diritti assertivi (rispetto di sé e degli altri) Cognitivo verbale 4. Apprezzare se stessi e gli altri (capacità motivazionale) 5. Conoscere se stessi (immagine di sé e autostima) Ogni obiettivo si esplica attraverso uno dei 3 canali comunicativi. PRIMO LIVELLO: RICONOSCERE EMOZIONI E SENTIMENTI Familiarizzare con i sentimenti richiede un’educazione sentimentale (letture di romanzi, musica come educare alla comprensione del significato dei sentimenti). La mancanza di abitudine a riconoscere i sentimenti limita la confidenza in se stessi ed è all’origine di molti disturbi psicosomatici. Consente poi di valutare realisticamente la situazione e le possibilità di agire nei confronti degli aspetti negativi. 5

Empatia: capacità di comprendere le emozioni e le reazioni degli altri. Pensare di trovarmi nella stessa situazione di sofferenza e desiderare che qualcuno si prenda cura di me. Empatia come superamento dell’egoismo. L’empatia non coincide con l’altruismo: “Mi dispiace, ma che posso farci?”. L’empatia riguarda i sentimenti non i comportamenti. SECONDO LIVELLO: MANIFESTARE EMOZIONI E SENTIMENTI Una volta riconosciuti i sentimenti, spetta alla persona il compito di manifestarli. Le persone dotate di una forte personalità esprimono abitualmente ciò che pensano e ciò che provano, suscitando l’idea di autonomia e creatività, facilitando il raggiungimento dei loro obiettivi. Sentimenti ed emozioni non possono essere controllati. Il controllo non è sulle emozioni, ma sulle azioni che esse indurrebbero a compiere. Noi non siamo responsabili delle nostre emozioni, ma delle nostre azioni. Ogni emozione causa un’azione. Possiamo cambiare ‘emozione cambiando l’azione. Tecnica implosivo-espressiva: consiste nell’allenare i muscoli del volto per ridare espressività alla mimica. Gli esercizi inizialmente sono tenuti dal terapeute e successivamente eseguiti come compiti a casa di fronte lo specchio (efficace per evocare emozioni e sentimenti). Ciò non significa che la persona assertiva debba sempre presentarsi con una mimica molto ricca. Rispettare i sentimenti, riconoscendoli ed esternandoli, rende il rapporto con gli altri più chiaro e costruttivo (risulta più facile trovare nuove soluzioni a problemi che hanno originato la depressione). Teoria di James-Lange la percezione di una minaccia non è dovuta a condizioni esterne, ma alle sensazioni disturbanti interne all’individuo. (ex. parlare in pubblico). L’ansia è il motore di ogni azione adattiva. Non sempre il nostro sistema di riconoscimento dei pericoli è realistico e oggettivo. Quando si ha paura si va a creare una “spirale neurotica” messa in moto da segnali provenienti dall’ambiente esterno. Questi vengono percepiti minacciosi portando ad un aumento del battito cardiaco e del ritmo del respiro ecc.. Il risultato è la percezione di minaccia e di conseguenza alle reazioni di paura. Per riconoscere la funzione adattiva o disadattata dell’ansia bisogna prima identificarla: preoccupazione, distraibilità, confusione, sudorazione, palpitazione, tensione muscolare ecc. L’ansia è positiva quando la tensione guida la persona verso i suoi obiettivi. Diventa negativa quando si entra nella spirale neurotica. Rapporto ansia-tensione (Yerkes, Dudson): esiste un rapporto di U rovesciata tra il rendimento di una prova e il grado di tensione che essa provoca; essere troppo rilassati 6

durante una prova, potrebbe non portare a dei buoni risultati, così come anche per una tensione troppo elevata (paralizzante). SPIRALE DELL’ANSIA: - L’ansia si attiva come risposta automatica in presenza di una percezione di minaccia. - In assenza di una minaccia reale, l’ansia alimenta la percezione di minaccia. TERZO LIVELLO: DIRITTI E ASPETTI COGNITIVI DELL’ASSERTIVITÀ’ pg.90 Riguarda le attività superiori dell’essere umano: il pensiero, il linguaggio e le regole di convivenza civile. Manipolazione: forma subdola dell’aggressività, utilizzata per controllare i sentimenti altrui senza dichiarare le proprie reali intenzioni, inducendo senso di colpa, ansia, ignoranza. I diritto sorgono come reazione a una minaccia; la lotta è di origine psicologica nel senso che si svolge nell’ambiente interno dell’individuo. Ad ogni diritto si può dire di no senza sentirsi in colpa. L’assertività richiede la comprensione dei criteri di giustizia, che regolano i rapporti con gli altri e con se stessi. Se non si rispetta se stessi, non si impara a comunicare con gli altri. Da questo punto di vista i diritti hanno la doppia faccia del dovere. (nessuno può manipolare le nostre emozioni o il nostro comportamento, se noi non gli permettiamo di farlo, se non lo fate voi saranno gli altri a stabilire il vostro ruolo). Ciò che chiude in se stessi è il timore del giudizio degli altri, la cui forma più pervasiva è il senso di colpa (forte strumento di controllo interiore, indotto e manipolato dall’esterno).

• Primo diritto: autonomia di giudizio

(Noi soli abbiamo i diritto di giudicare il nostro comportamento, i nostri pensieri, le nostre emozioni; conformarsi a regole esterne stabilite da persone competenti da più tranquillità e sicurezza; avere come punto di riferimento se stessi aiuta a perseguire con chiarezza i propri obiettivi ed a valorizzare il proprio punto di vista. Il rischio di esprimere apertamente la propria idea è di essere giudicati diversi, inopportuni, poco intelligenti). “Non tradire mai se stessi”

• Secondo diritto: rispetto di sé

(Abbiamo il diritto di non giustificare il nostro comportamento; si chiede scusa quando si sbaglia o si provoca danno, se nessuno dei due sussiste non è necessario giustificarsi di fronte a chi ha interessa a controllare i nostri sentimenti. Coloro che ci domandano di farlo sembrano interessati a mantenere una posizione di potere su di noi). 7

• Terzo diritto: giustizia distributiva (Abbiamo il diritto di degli altri. Richiede decisione di aderire Dovremmo rifiutarci prendersela).

decidere se occuparci dei problemi degli altri, se essere responsabili un distribuire di attenzioni fra tutti gli interessati, me compreso. La a richieste di favori d’impegno non dovrebbe ritorcersi contro di noi. di assumere delle responsabilità al posto di coloro che rifiutano di

“Rifiutare preghiere cariche di rimprovero che sembra vogliano imporre una volontà estranea alla sua”.

• Quarto diritto: cambiare opinione

( Avete il diritto di mutare parere e opinione, il rischio è di non sembrare responsabile di se stessi, questo è un atteggiamento infantile. Il carattere dell’uomo può essere influenzato dall’esterno).

• Quinto diritto: apprendimento per prove ed errori

(Avete il diritto di sbagliare, assumendovi le possibili conseguenze negative. Se l’errore non è stato intenzionale non si può parlare di colpa. Procedere per prove ed errori una forma di apprendimento molto efficace. Trai profitto dall’errore).

• Sesto diritto: autonomia emotiva

(Abbiamo il diritto di non lasciarci coinvolgere dalla benevolenza quando ci viene chiesto qualcosa. Molti per timore di perdere l’amicizia non sanno rifiutare. Se si offende l’altra persona, ciò va considerato un problema suo).

• Settimo diritto: spontaneità è logica

(Abbiamo il diritto di essere illogici nelle nostre scelte, privilegiare eccessivamente la logica è segno di immaturità affettiva, essa conserva la sua importanza quando è volta ad approfondire le ragioni delle nostre scelte. La giustificazione di comportamenti quotidiani non si trova nella logica, quanto nella motivazione) “Il cuore ha delle ragioni che la ragione non conosce”
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